queeR&B

Sebbene il rap ci abbia dimostrato di esser un genere musicale piuttosto fluido, in continua evoluzione, capace di mischiarsi con una variante impressionante di altri stili che vanno dalle sprezzanti inflessioni punk dei Beastie Boys, alla raffinata commistione col jazz che guida l’intera discografia di Guru, passando per i morbidi campionamenti soul di J Dilla perfettamente complementari alle conscious lyrics di Common e Mos Def, la figura del rapper è invece rimasta alquanto monolitica nel corso degli anni. Soprattutto dal punto di vista sessuale, per esser un emcee di successo che goda del rispetto sia del rapgame che del pubblico, la regola è sempre stata una sola: trasudare testosterone e narrare le gesta del maschio alfa eterosessuale.

D’altro canto peró, nonostante ne comprenda la ragione, non ho mai amato neppure l’approccio irriverente dei rappers come Mykki Blanco o Le1f. Quest’ultimi mi sembrano a loro volta talmente concentrati sul voler rivendicare la propria libertá sessuale da finire con lo spingere troppo l’acceleratore verso l’eccesso, sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista musicale, contribuendo cosí a creare lo stereotipo inverso a quello che vogliono abbattere.

Sará forse per questo che ho trovato in Donchristian qualcuno che, seppur intento a colorare fuori dai margini che solitamente delineano la figura del comune emcee macho a tutti i costi, lo fa in maniera piú naturalmente eccentrica, senza arrivare a dover sfoderare trucchi, parrucche e outfit smodatamente transgender per manifestare la propria legittima “queerness”.

Nipote di Teddy Pendergrass, Donchristian è un artista poliedrico che non solo ama la musica ma anche l’arte, visto che le sue tele sono state esposte al Whitney Museum di NYC ma anche alla piú vicina Tyler School of Art di Roma e ha deciso di intitolare il suo ultimo album in free-download  “Renzo Piano”, in omaggio al famoso architetto italiano.

donchristian "initiation"

Proprio come le sue pennellate, decise ma al contempo fumose, volte ad abbozzare immagini dalle forme non propriamente definite ma certamente non astratte, cosí pezzi come “Odysseus” accennano un’atmosfera onirica, sospesa, in cui uno storytelling eterodosso, piú vicino al mondo dello spoken word che alle rime da cypher, rincorre e si alterna a delicate melodie R&B cercando di dar una forma palpabile all’eteree visioni dell’eclettica mente di questo giovane talento di Philadelphia.